Le scimmie della signora Pezzella

scimmie 2Erano sul davanzale, in cucina accanto al cestino del cucito. Della signora Pezzella, la vicina di casa di Luca non ricordo nient’altro. Non riesco a darle un volto, né ricordo altri particolari di quella casa. Ero molto piccola quando andavamo lì, è vero, ma la statuina che raffigurava tre scimmiette, mi è rimasta impressa per tutti questi anni, tanto da far occupare un posto nella mia mente alla signora Pezzella, che altrimenti sarebbe caduta nel dimenticatoio. Tre scimmiette: una si copriva gli occhi con le mani, un’altra si copriva le orecchie e l’altra la bocca. Davvero non so perché avessero attirato la mia attenzione di bambina. Poi ho scoperto che il significato è : NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO. Saggio consiglio? Ricetta per una vita matrimoniale e relazionale felice? Invito per niente velato all’omertà? (che mai va accolto!). Non so, da bambina mi ispiravano compassione. “Povere scimmiette – pensavo – stanno proprio combinate male. Sono proprio una bella comitiva, tutte e tre malate, non sono d’aiuto l’una per l’altra e forse stanno sempre insieme perché le altre le scartano!”. Avevo deciso di amarle anche per questo.

Ma mi facevano anche pensare a mia nonna… non che somigliasse ad una scimmia ovviamente. Non so cosa avesse fatto scattare l’associazione. Forse il fatto che Raffaella, la nonna di cui porto il nome e a cui assomiglio tremendamente, se non altro per la stazza, portava l’apparecchio acustico. Di quelli per niente discreti che costruivano tanti anni fa e all’improvviso emettevano un fischio acutissimo e lunghissimo che sicuramente faceva diventare sordo anche chi non lo era prima di indossarli. Ritrovati tecnologici di alto livello. Non so che problema avesse di preciso. “Sono sorda” tagliava corto lei. A volte pensavo che fosse una gran bella cosa. Giocava bene la carta della sordità. Quando si scocciava di ascoltare, abbassava il volume dell’apparecchio e via, fuori dalle chiacchiere! Poi tante volte fingeva proprio di non sentire, anche ad apparecchio accesso, soprattutto se i figli per prenderla in giro le chiedevano soldi. In quel caso la sordità sembrava irreversibile. A dire il vero però tante volte si dimenticava e rispondeva con un netto “Non tengo niente!”. Sarebbe bello poter abbassare il volume delle voci esterne e ritirare l’interesse dal mondo di tanto in tanto. Quando non è possibile farlo con il corpo e le voci disturbano il filo delicato dei pensieri.

Mia nonna, che personaggio! Sorda, ma non muta. Le cose non le mandava certo a dire, anche se poi combinava un  sacco di pasticci perché dava versioni personalissime dei fatti o  “ci metteva l’aggiunta”… quando andava bene! Meriterebbe davvero un capitolo a parte. Quante immagini stanno facendo comparsa nel teatrino della mia mente: il particolare delle piastrelle della casa della nonna a Qualiano, mio padre e i fratelli che giocano a far la lotta come se fossero ancora bambini, il carillon con la ballerina, la cucina rossa, i lumini da comodino fatti a candela un po’ sciolta (orribili!!). E il gioco dei rimandi è infinito. È incredibile come da un ricordo parta una catena di associazioni di idee che si inanellano incomprensibilmente e formano una trama chiara, almeno per me (forse solo per me). Le immagini si accavallano, si dilatano e prendono altre forme. Fanno partire altre storie, è come guardare in un caleidoscopio. E alla fine i pensieri sembrano imbrogliati come se avessero giocato a twister.

Le scimmie della signora Pezzella. Eravamo partiti da  lì. Ne ho fatto da qualche anno la mia bandiera. Da quando ho trovato una maglia con 3 Mafalde nella stessa posizione delle scimmiette. NON VEDO, NON SENTO E NON PARLO. Ho deciso che mi sarebbe servita di monito. In alcuni momenti si declina in VORREI NON SENTIRE; VORREI NON VEDERE E QUINDI NON PARLARE. Ma ovviamente non è da me. Piuttosto qualcuno per il mio bene mi consiglia di distogliere lo sguardo e l’orecchio da situazioni che mi turbano e di non parlarne, perché la parola crea. So che è un consiglio che arriva con le migliori intenzioni da una delle persone che mi vuole più bene al mondo. Ma non ce la faccio. Piuttosto disegnerei una nuova versione delle scimmiette. Una con le orecchie come un radar, un’altra con gli occhi come fari e l’altra con la bocca piccola. Grandissime capacità di analisi e altrettanto grande capacità di sintesi quando è il momento di parlare.

 

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