Indomimando..così si fanno i colloqui

Grande senso di immobilità…come con la tombola. Sono in studio da Mario. Do una mano perché la segretaria (mia suocera) è a letto per una frattura del femore, poverina, ne avrà ancora per un bel po’.

Intenerita dalle suppliche di Mario di salvarlo dalle carte, ho messo da parte la promessa/minaccia “Mai e poi mai lavorerò con te!”. E infatti non sto lavorando.. presidio il telefono.

Impiegata? Mai più! I quasi tre anni in agenzia di lavoro interinale per me sono stati più che sufficienti. Incollata alla sedia per 8 ore al giorno a ripetere azioni e frasi quasi meccanicamente, un lento supplizio. Ho bisogno di viaggiare.. anche  se solo con la testa.. e senza droghe, chiaro.

Quando è arrivata la prima busta paga ho pensato “Mmmm così poco vale la mia libertà?!”. Adesso guadagno molto meno, ma mi sento leggera (ovviamente solo nell’anima ).

Che poi si fa presto a dire mai più, magari nei sogni, in tempi di crisi come questi ogni tipo di lavoro è una manna dal cielo.

Del vecchio lavoro mi manca Alice. Tanto. Tornerei solo per passare le giornate a chiacchierare con lei (lavoravamo pure naturalmente!). La sua amicizia è stata un dono di Dio.

La parte più interessante del lavoro erano i colloqui di selezione. Mi piacevano davvero. Avevamo davanti uno spaccato di umanità con tutti gli annessi e connessi (tic,  aspirazioni, frustrazioni, traspirazione corporea.. aspetto che mi piaceva molto meno).

Principalmente si trattava di colloqui per Luxottica. Calci di rigore a porta vuota. Eppure qualche volta si tira sugli spalti.. la mira è quello che è. A proposito di mira.. vi è mai capitato di giocare a bowling e tirare la palla sulla pista vicina?A me sì. Imbranata senza possibilità di redenzione.

Ok, torniamo ai colloqui di lavoro. Alcuni ci hanno fatte ridere fino alle lacrime, davvero. Una volta cercavamo una barista di bella presenza (discriminazioni stupide) e si è presentata una ragazza moldava (o rumena) con tanto di minigonna inguinale e reggiseno a quadrettini bianchi e blu…ah sì aveva anche la canotta, ma se la tirava giù per lasciarmi ammirare lo spettacolo del raffinatissimo balconcino. Ma l’avrà capito che sono una donna.. e comunque non interessata? Ma il punto di forza era il trucco. Un’artista. La matita non seguiva i contorni delle labbra nemmeno per sbaglio e l’ombretto bianco metallizzato (non perlato, era proprio metallizzato) regalava alle sue palpebre l’aspetto di due portiere di macchine sportive, che si aprono verso l’alto ad ala di gabbiano. Ho cercato di essere seria e professionale per tutta la durata del colloquio, di paralizzare anche la mimica facciale, ma non è stato per niente facile con la maschera veneziana che si offriva continuamente di portarmi qualcosa da mangiare o una birra. Argomenti vincenti in sede di colloquio di lavoro.

“Non lasciar mai trapelare dall’espressione del viso quello che pensi”. Regola numero uno che un selezionatore deve rispettare. Regola che mi è sempre stata stretta.

Una volta addirittura, con dei muratori serbi, pareva che stessimo giocando a Indomimando. In agenzia si parlava anche in italiano, ma il più delle volte ci si doveva ingegnare. Quella volta con i muratori, dovevo chiedere se sapevano usare i vari strumenti: mazza, mazzetta, pala, piccone. Sempre mimando e cercando di mantenere l’aplomb. Quando si è trattato di mimare  “piede di porco” Alice rideva a crepapelle.. e pure io.

Quasi quasi qua metto la segreteria e vado a bere un caffè con Alice.

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